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Le terme di Val Calaona


1. Per la comune salute
Il 14 agosto 1738 l'Ufficio della Sanità del Comune di Este emanò un proclama che proibiva "il poner canape in macera nei bagni della Val Calaona". Non era la prima volta che la Comunità Atestina, sotto la cui giurisdizione i bagni ricadevano dal 1525, anno dell'unione tra Este a Calaone, si preoccupava di garantire la libera fruizione delle acque termali che sgorgano nella valle che si stende ai piedi dei colli, tra il monte Cero e il monte di Lozzo. Vent'anni prima, poiché "col pretesto d'indebiti pagamenti" qualcuno aveva impedito l'uso delle acque, la Comunità aveva ribadito che "non abbino ad essere impediti detti bagni, ma si abbino sempre a lasciar godere ad ognuno per la comune salute". Altri interventi a tutela di quello che doveva essere un antico diritto si ebbero nella seconda metà del XVII secolo.
È dunque evidente che già da tempo, probabilmente almeno dal basso medioevo, vigeva la consuetudine di usare le acque calde della Calaona a scopi sanitari e che qualsiasi tentativo di metterla in discussione o restringerla incontrò la ferma opposizione delle comunità locali. Eppure non era una stazione termale di grande richiamo: la sua fama non oltrepassava l'ambito del territorio estense. Non poteva certo competere con i bagni di Abano o di Battaglia dotati di stabilimenti termali che godevano di notevole prestigio.
Vero è che la Comunità Atestina si era preoccupata di garantire il libero accesso ai bagni, ma non aveva mai provveduto a dotarli di strutture edilizie destinate ad accogliere i bagnanti. Ancora all'inizio del secolo scorso, in spregio della pubblica decenza, i bagni dovevano necessariamente praticarsi nella vasca in cui sgorgavano le acque. Era una vasca "esposta - si legge in un documento dell'epoca - a tutte l'intemperie della stagione" nella quale si immergevano indistintamente uomini e donne contemporaneamente, con l'unica precauzione di "separare i due sessi con stuoie di canne, che precariamente disposte" intersecavano il diametro della vasca. Dopo il bagno ognuno si ritirava negli "incomodi male conformati recessi" che ogni anno venivano costruiti con la paglia.
Fu la Delegazione Provinciale a reagire a questa situazione: il 17 maggio 1823 sollecitò l'Amministrazione comunale di Este a presentare immediatamente "un progetto di miglioramento alle terme" che sarebbe stato sottoposto al dottor Giovanni Maria Zecchinelli, Ispettore alle Terme dei Monti. Di fronte alla categorica sollecitazione venuta dall'alto la Deputazione comunale non potè frapporre indugi. Il 3 giugno erano già pronti due progetti che vennero sottoposti all'esame di Zecchinelli, della Deputazione e del medico sanitario Francesco Sommariva: uno elaborato dal l'ing. Serafini, l'altro proposto da Giovanni Marin. Il primo, che prevedeva la costruzione di locali stabili, venne scartato con la motivazione che "il suolo essendo di natura paludosa, non offrirebbe una resistenza al fabbricato da erigersi, con notabile dispendio, a carico comunale", il cui patrimonio era "notabilmente sbilanciato".

2. Il primo stabilimento
Fu adottato pertanto quello di Marin, che prevedeva la costruzione di un fabbricato di legname sopra zatteroni, dotato di ripari e separazioni per cui i bagnanti potevano usare le acque "con forme di decenza e di sufficiente comodità", restando protetti "da ogni sorta d'intemperie, con buoni asili, e coll'opportunità anco di sussistenza". A far pendere la bilancia in favore di Marin contribuì anche il fatto che risultava molto più vantaggioso per le finanze comunali "rimanendo il dispendio a carico del progettante.
Non mancavano i difetti: l'ing. Serafini rilevò che le dimensioni degli stanzini erano troppo ridotte e che, dal punto di vita dell'ornato, un edificio a due piani sarebbe stato più congruo. Propose inoltre l'installazione di una chiavica per impedire che nella vasca termale penetrassero, come avveniva talvolta, "rettili ed altra sorta di immondi animali".
I lavori di costruzione furono subito avviati. La relazione stilata dal medico Sommariva in data luglio, al termine della sua prima visita allo stabilimento, ci informa che a metà luglio i lavori non erano ancora terminati: "Fui bastantemente soddisfatto nell'aver ritrovato l'erezione di uno stabilimento composto di 14 stanzini e di una sala relativa" scriveva, aggiungendo però che "l'opera s'attrova imperfetta, ma il lavoro è in corso, e perciò puosi lusingarsi che in breve sarà ultimato".
Nel frattempo era già stato stilato l'Avviso con il quale si dava notizia dell'imminente apertura delle Terme e si rendevano note le tariffe. La Delegazione Provinciale consentì che per il primo anno si facesse "senza l'uso della stampa", ma ordinò che fosse esposto anche "nei caffè e nelle officine farmaceutiche del Comune". Ecco il testo:
"Nella Val Calaona due miglia distante da Este nei centro di una vasta pianura alle falde dei colli euganei trae origine una sorgente di acque termali che raccolte in una vasca naturale somministrano all'umanità effetti benefici e portentosi.
Sino da secoli remoti furono queste poste in uso a guisa di Bagno pubblico e comune. I suoi buoni risultati sanzionarono la già concepita buona opinione a segno tale che ogni anno vi concorrono molte persone, quantunque quella località fosse mancante di qualsisia bisogno alla vita. Era ben necessario che vi fosse eretto un qualche stabilimento, che in qualche parte potesse soddisfare a tali bisogni.
Ed è perciò che in quest'anno si è dato principio all'erezione di uno stabilimento a doppie stanze in quella forma compatibile alla situazione paludosa di quei terreno, di legno sopra solidi zatteroni invece dei casotti di paglia degli anni passati.
Vi sarà un trattore che avrà l'ispezione particolare di una discretta cucina, e di tutti gli altri oggetti che si rendessero necessari, onde li signori concorrenti possino restare in ogni rapporto soddisfatti.
La direzione sarà affidata a Giovanni Marino a un di lui sostituto, che sarà indefesso nel prestarsi a tutti gl'oggetti necessari ed avrà la scrupolosa sorveglianza sui buon andamento dello Stabilimento.
Il locale pel bagno comune prima un solo per li due sessi sarà diviso con apposito tavolato, e vi sarà qualche vasca di legno per chi amerà bagnarsi solo.
Il Sr. Dr. Sommariva di Este visiterà due volte alla settimana lo Stabilimento, si presterà a visitare quei bagnanti che lo ricercheranno, sorvegiierà l'andamento sanitario, e terrà registro delle cure eseguite do le istruzioni estese pei medici assistenti delle Terme Euganee dai Sr. Ispettore delle stesse Dr. Zecchinelli, ed approvate dall'Eccelso Governo.
L'apertura seguirà alla metà del mese di luglio.
Segue la Tariffa

Per cadaun Bagno c.mi 50
Per cadauna Fangatura   50
Per cadaun bagno in apposito stanzino   75
Simile per cadauna Fangatura come sopra   75
Per la Camera a cadaun giorno L. 1

Este il dì 28 giugno 1823".

La gestione delle terme da parte di Giovanni Marin durò appena cinque anni e non dovette essere redditizia dal momento che alla fine del 1827, non avendo potuto pagare gli affitti al Comune ed avendo accumulato un debito di lire 1287,14, decise di cedere l'affittanza a Lorenzo Bossi, il quale si impegnò a pagare i debiti contratti dal predecessore.
Anche con la nuova gestione il Commissario Distrettuale sollecitò la Deputazione comunale a sorvegliare scrupolosamente l'esercizio delle terme, tanto dal lato sanitario che da quello "politico". Se il controllo sanitario restò affidato al dottor Sommariva, quello politico venne delegato - con lettera alla Deputazione comunale del 15 giugno 1828 - ad un impiegato comunale, che non doveva "permettere l'ingresso nello stabilimento a nessuna persona estranea al Comune" se prima non si fosse legittimata presso l'ufficio del Commissario. Ogni lunedì e sabato l'impiegato era tenuto a trasmettere la tabella dei forestieri arrivati e partiti; inoltre aveva l'obbligo di riferire "riservatamente tutto ciò che interessar potesse i riguardi politici sull'andamento delle terme, sul carattere e sulla condotta di ogni singolo concorrente allo stabilimento".
I dati statistici sulla frequenza delle terme di cui disponiamo sono limitati a pochi anni. Nel 1830 i bagnanti furono 126, di cui 74 maschi e 52 femmine. L'età media era relativamente giovane: solo sei avevano più di sessant'anni, mentre 18 non arrivavano ai vent'anni. Numerose le categorie sociali rappresentate: i campagnoli ammonta a 21, i possidenti a 11, i benestanti a 9, gli affittanzieri, i domestici e i carrettieri a 8, i negozianti a 5 come i sacerdoti e i falegnami, tre furono i muratori, altrettanti i boari, due i cordaioli, i sarti, i cappellai, gli osti. immagine
A rendere difficile la vita delle terme non furono tanto i problemi "politici" (di ordine pubblico, si direbbe oggi) quanto quelli igienico-sanitari. Con lettera del 13 luglio 1829 la Deputazione comunale diffidò il gestore a realizzare alcuni interventi indifferibili entro quattro giorni: otturare i buchi del tavolato che divideva la vasca promiscua; riparare il coperto della vasca che minacciava di cadere; portare il fango usato lontano dallo stabilimento; individuare un luogo più adatto dove ammassare il concime della stalla; rendere più ventilati gli stanzini usati dalle "persone più miserabili, perché al presente si rinvennero assai umidi, quindi pregiudizievoli alla salute".
Una minuziosa descrizione degli edifici, contenuta nella perizia di stima elaborata da due in gegneri nel marzo del 1830, permette di farsi un'idea abbastanza precisa della forma abbastanza rudimentale con cui si presentava la stazione termale.
Lo stabilimento, ubicato a est della vasca, era costituito da un solo piano e misurava m. 12,90 in lunghezza e m. 6,70 in larghezza. L'interno era diviso in tre parti: una sala al centro "scorrente a tutta lunghezza", sette stanzini a destra e altri sette a sinistra. Gli stanzini misuravano m. 2 in lunghezza, m. 1,76 in larghezza e m. 2,27 in altezza.
I muri di separazione e di cinta non erano in cotto, ma "parè doppi orditi di legname di magazzeno e tessuti con stuoie di canna bene intonacati". Mentre gli stanzini avevano un soffitto simile ai parè, la sala non era soffittata. Il tetto presentava quattro pioventi appoggiando ad altrettante colonne, alte m. 2,83". Sul limitare della vasca sorgeva un secondo locale "utilissimo agli usi immediati dei concorrenti al bagno prima d'introdursi, e dopo sortiti dal bagno stesso". immagine
Misurava m. 6 in lunghezza e m. 3,35 in larghezza. Era costruito con gli stessi criteri del primo. Si componeva di due piccoli corridoi, da uno dei quali si accedeva a "due separati stanzini agli usi degli uomini" e dal secondo in due stanzini de stinati "agli usi delle femmine". Gli stessi corridoi davano accesso separatamente alla vasca termale che era a sua volta divisa per i due sessi.
Esisteva poi un altro locale ad uso di cucina con attigua una piccola cantina. La prima aveva una superficie di m. 11,74, la seconda di m. 12,30.

3. Un trofeo di grucce
Rispetto ai casotti di paglia di un tempo gli edifici costruiti da Marin rappresentavano un passo avanti, ma occorreva davvero tanta buona volontà per considerarli uno stabilimento termale degno di tal nome. Richiamavano piuttosto l'idea di semplici baracconi. Non a caso i giudizi critici si sprecavano: lo storico estense Gaetano Nuvolato attribuì all'aspetto dimesso del sito la scarsa utilizzazione dei bagni:
"Nella stagione estiva vi si continuano ancora i bagni, ma per difetto di uno stabilimento condegno alle classi agiate, forse è rimasta al di sotto della sua celebrità questa valle sulfurea in confronto delle terme di Abano e di S. Elena e di altre dell'euganea contrada".
Molto più severo il giudizio del dottor Gaetano Monselesan, che nella prima monografia sui bagni della Calaona (Le Terme della Calaona, Este, Cavagnari, 1872) denunciava "il peccaminoso abbandono in cui viene lasciata questa salutare località".
Gli inconvenienti più gravi erano "il cattivo alloggio, il dover spessissimo prendere il bagno in comune, l'imperfetto rinnovamento che si fa dell'acqua e l'intorbidamento che ne succede pescando i piedi nella fanghiglia". Mal grado ciò l'afflusso dei bagnanti non era tra scurabile: ogni anno i malati che soggiornavano ai bagni oscillavano tra i 130 e 140, a cui si aggiungevano i molti che dalle località più vicine venivano a far la cura senza stabilirvisi.
Sull'efficacia dei bagni il dottor Monselesan non aveva dubbi. I risultati migliori, a suo parere, si ottenevano, quando alle fangature si combinavano le bagnature, "nelle affezioni reumatiche in genere, nella gotta ed in altre malattie articolari come tumori bianchi, infiltramenti, anchilosi e semianchilosi, idrarti; nei postumi di traumatismo, come ferite, fratture, lussazioni, contusioni; nelle paralisi degli arti, in ispecie nell'emiplegia, nella paraplegia, nella sciatica ed in altri dolori nevralgici". A riprova delle prodigiose guarigioni ottenute il vecchio "bagnarolo" mostrava ai visitatori "un trofeo di grucce e bastoni abbandonati dai non miracolosamente guariti".
Per Monselesan la stagione più idonea per l'uso delle terme iniziava ai primi di giugno e finiva a settembre. La durata della cura andava dai venti ai trenta giorni e perché non risultasse inutile o addirittura dannosa, richiedeva il consiglio di un buon medico.
La monografia si conclude sottolineando la necessità tanto di "una precisa analisi chimica" per conoscere i principi delle acque e tutte le loro virtù terapeutiche quanto di uno "stabilimento degno dei tempi".
Si dovettero attendere gli anni ottanta perché il Comune di Baone, che nel 1847, dopo una lunga vertenza con Este, aveva esteso la sua giurisdizione sulla Calaona, cominciasse a mostrare attenzione per le terme e assumesse le prime iniziative per renderle più decorose ed efficienti.
Nel 1884, sotto la gestione dei fratelli Menegotto, si costruì "una lunga ala con molte stanze assai comode capaci di più vasche e vaschette in marmo di S. Ambrogio di Verona", nelle quali l'acqua termale veniva distribuita mediante una pompa a pressione. Per facilitare l'accesso dei forestieri era già stato attivato da qualche anno un servizio giornaliero di vetture da Este. Tre anni più tardi un quotidiano padovano informava che si era realizzata "la più completa trasformazione" dello stabilimento e ne attribuiva il merito ai conduttori fratelli Bianchi "i quali in un ristrettissimo tempo prodigiosamente lo riformarono in maniera di renderlo irriconoscibile". In realtà non tutto lo stabilimento fu rinnovato in misura idonea: la vasca per il bagno comune continuò ad essere utilizzata e pertanto fu inevitabile l'introduzione di tariffe differenziate, secondo la tabella seguente:

immagine

 

Dunque i problemi igienici che avevano sempre angustiato la vita delle terme della Calaona non erano stati eliminati alla radice. Nel luglio del 1895, infatti, dopo un'accurata ispezione il medico provinciale ne ordinava l'immediata chiusura.

4. La bolgia infernale della vasca comune
Il medico restò scandalizzato dal "grande ba raccone costruito con tanto lusso di ferro (di lastre del quale si sono fatti persino i pavimenti di luoghi di passaggio)", in mezzo al quale si trovava "la così detta vasca comune per bagno dei poveri". Il tutto era costato circa 16.000 lire, "buona parte delle quali furono spese per lo spreco senza ragione, anzi contro ragione". La vasca era un vero e proprio pericolo per la salute pubblica. immaigne
"In essa l'acqua non si rinnova mai - constatava il medico - né completamente né continuamente... Alla mattina entrano in tale vasca i bagnanti, che sommano tra uomini e donne parecchie decine; restano quivi quel determinato tempo, durante il quale si può immaginare per lo smuovere del fondo melmoso quale ributtante aspetto debbe prendere quell'acqua... Né vi sono spogliatoi, né camerini di divisione; tutto è comune lì dentro".
La relazione rilevava inoltre che anche l'acqua che veniva distribuita "nelle vasche dei non poveri e che era aspirata da una pompa a mano a 14 metri di profondità, non presentava sufficienti garanzie igieniche". E ancora: i fanghi erano meno che tiepidi, per cui, una volta trasportati al luogo di applicazione, non erano adatti per una cura termale; si trattava piuttosto di "una vera cura refrigerante".
Qualche settimana dopo, fatti eseguire alcuni lavori urgenti, le autorità permisero la riapertura dello stabilimento, subordinandola alla presentazione entro breve tempo di un progetto generale di riordino, che prevedesse l'eliminazione di quella "bolgia infernale" che era la vasca comune. immagine
La ristrutturazione dello stabilimento termale si avrà solo all'aprirsi del nuovo secolo, in coincidenza con la fine della più che decennale gestione dei fratelli Menegotto e l'inizio di quella diretta del Comune di Baone sotto la direzione dell'estense Agostino Apostoli. Si ebbe allora un tentativo di rilanciare la Val Calaona, che comportò anche un notevole investimento nella pubblicità.
La campagna promozionale pose l'accento sul fatto che era "curata la stretta osservanza dell'igiene", ma anche sulla varietà dei servizi offerti: oltre ai bagni e ai fanghi, si poteva usufruire di docce, massaggio e cura elettrica. Si magnificava la qualità dell'Albergo Ristorante e si sottolineava la comodità dei collegamenti con Este.
I risultati non mancarono, almeno a stare alla seguente cronaca del giornale padovano "La libertà" del 10 luglio 1904: "Possiamo affermare che l'Amministrazione nulla ha trascurato per renderlo un luogo di vero conforto morale e fisico. Vi abbiamo trovato già una ventina di pensionati e una trentina di abbonati; tutti sono soddisfatti per l'ordine, per la pulizia che vi regnano sovrane, per il trattamento soddisfacentissimo e per il personale di servizio rispondente ai bisogni, assai civile. [...]Oltre ai bagni, i fanghi, le docce, fu provveduto un gabinetto per la cura elettrica e per il massaggio. Con una speciale modificazione alla sorgente, fu portato il calore delle fangature a 39 gradi".
immagineNel 1911 il rilancio delle terme fu coronato dalla decisione di erigere accanto allo stabilimento un oratorio dedicato all'Assunzione di Maria, investendo una parte dei fondi della gestione dei beni della Val Calaona.
La nuova promettente fase della vita delle terme non durò a lungo. La Grande Guerra, un evento apparentemente lontano ed estraneo, ne segnò una prematura e ingloriosa fine. Dopo Caporetto lo stabilimento fu utilizzato per dare ospitalità a numerosi sfollati che non ebbero alcun riguardo per l'ambiente. Scomparvero gli arredamenti, la posateria, le ceramiche; si racconta che per asportare alcuni mobili antichi non si esitò a dimezzarli. Nel 1921 l'amministrazione comunale deliberò di chiudere lo stabilimento per ragioni igieniche e sanitarie.
Alla fine degli anni venti i fabbricati delle terme, che "imperdonabile incuria - scriveva il podestà dell'epoca - e audaci, inspiegabili manomissioni hanno ridotto in istato miserando", erano in condizioni rovinose. Si attuò qualche restauro manutentivo, ma per l'enormità della spesa necessaria si scartò l'idea di rimetterli in efficienza.


Note:
La più antiche notizie sui bagni della Calaona sono ricavate da AMCE, Catastico 28, c. 566, 576, 582, 584. La prima risale al 3 ottobre 1682 e riguarda l'"Investitura fatta dal Mag. Sopra le miniere al N. U. Domenico Donado di una busa minerale sulfurea posta nella Val Calaona, Territorio di Este".
La copiosa documentazione relativa alla costruzione del primo stabilimento e alla sua gestione prima da parte di Giovanni Marini e poi di Lorenzo Bossi è conservata in ACE, busta 100.
Nel Gabinetto di Lettura di Este si conserva una preziosa raccolta di avvisi relativi all'apertura delle stagioni termali: Raccolta Estense, VII, B.
Sulle innovazioni introdotte negli anni ottanta dai fratelli Menegotto e dai fratelli Bianchi ci informano due articoli pubblicati sul quotidiano padovano "Il Bacchiglione" rispettivamente del 18 luglio 1884 e 9 luglio 1887. Dal secondo ho ricavato la notizna sul vecchio bagnarolo.
Sulla chiusura e la riapertura del 1895 si veda La chiusura dello stabilimento di Val Calaona e Stabilimento di Val Calaona, pubblicati da "La Primavera della Democrazia Sociale", 10 agosto 1895 e 31 agosto 1895. La relazione del medico provinciale è raccolta nel Fascicolo costituente parte documentale e integrativa della relazione della Commissione di studio sulla Val Calaona (Atto del consiglio comunale di Baone n. 60 del 29/10/1992).
Per le riforme introdotte nel nostro secolo si veda "La Libertà" del 10 luglio 1904 e "Il Berico" del 14 luglio 1904. Sullo stato delle terme dopo la Grande Guerra ci informa C. Carturan, Relazione sulla gestione podestarile dei Comune di Baone dai maggio 1926, a. IVE F. al settembre 1930, a. VIII E F., Este 1930. Si veda anche M. Andreose, Calaone fra storia e leggenda. Galliera 1975, pp. 59-65.